Diffusi in tutto il mediterraneo, colonizzano tutta la colonna d'acqua, dal fondo alla superficie,
i momenti ed i luoghi di pesca, variano così a seconda di:
- stagione, influisce sulla temperatura dell'acqua, caratteristica, questa che condiziona la distribuzione
e i periodi di maggiore attività, il calamaro è sensibile al caldo, per cui i mesi migliori per la pesca a basse
profondità sono da fine ottobre fino ai primi di marzo, negli altri mesi, orari notturni a parte, conviene
cercarli a profondità maggiori, dove la temperatura dell'acqua è più bassa;
- luce, che li espone ad una maggior visibilità, sia da parte delle possibili prede, che da parte dei
suoi predatori naturali, dentici in primis.
gli orari migliori, utilizzando artificiali fosforescenti, ricaricabili con torcie UV, sono quelli
notturni, dal tramonto all'alba;
durante il giorno, il colore degli artificiali dovrebbe essere molto contrastante rispetto al colore del fondo e dell'acqua;
recenti studi di biologia, sostengono che la vista di questi cefalopodi sia specializzata
nella visione dei colori contrastanti, bianco e nero ad esempio, perchè nelle profondità loro abituali la
percezione dei colori è, ovviamente, molto limitata;
questo, almeno nella teoria, sembrerebbe corretto, mentre nella realtà non si capisce come mai, in piena luce,
artificiali di colore arancione chiarissimo, risultano estremamente catturanti, o, come ad es. il nero, che la fa
da padrone anche in giornate scure e nuvolose ... misteri della pesca!
la cosa, è parzialmente giustificata dal fattto che i cefalopodi percepiscono le vibrazioni delle prede, e permette
loro di sentire le prede (o le esche) avvicinarsi anche da lunghe distanze, compensando così una visione limitata
Da rimarcare anche che:
- la presenza di predatori, li costrige a riparare in acque più profonde dove c'è meno luce e
dove li andremo ad insidiare;
- la presenza di banchi di pesce foraggio, dove è più facile per loro cacciare, assicura più presenza
di calamari in caccia e consente una pesca più profiqua;
Una canna dal fusto molto rigido con cimini intercambiabili in nylon, dotata, preferibilmente, di mulinello a bobina rotante, che permette una discesa, controllata, della lenza molto più rapida e l'uso di una treccia sottile, PE 0.6 (mm. 0,13 circa) o PE 0.8 (mm. 0,17 circa), per contrastare efficacemente corrente o scarroccio e perché per queste prede non è richiesta grande potenza, preferibile evitare il nylon per caricare il mulinello, con la sua elasticità, perde sensibilità e non consente un contatto efficace con la montatura;
Questi variano e di molto a seconda delle tecniche che si usano, vediamole sinteticamente:
Eging
come per la seppia, vedi qui, si lancia l'artificiale o l'esca naturale e si anima con
movimenti verticali e orizzontali, combinando, durante lo scarroccio, scatti bruschi, con pause per far attaccare il calamaro.
Picchetto
Tecnica verticale, si utilizzano artificiali specifici che fluttuano, o esche naturali alleggerite
con polistirolo, che vanno animati con movimenti rapidi e frequenti per simulare un branco in fuga,
con breve pausa per permettere l'attacco, spesso vicino al fondo, terminale in fluorocarbon diametro da 0,20 a 0,30
a seconda della profondità di pesca, composto da tre/cinque artificiali con distanza tra gli stessi da 50cm a max 80 cm.,
la piombatura varia a seconda di profondità e scarroccio o corrente;
Tataki
Simile al picchetto, si cala la montatura fino al fondo e si effettua un movimento verticale e lento, recuperando e fermandosi,
l'attacco può avvenire a qualsiasi altezza dal fondo, in mancanza, si cala di nuovo sul fondo e si ricomincia;
Traina
Si traina lentamente l'imbarcazione con lenze innescate con artificiali a paletta,
o con esche naturali, a volte con il vivo, sondando fondali misti e zone ricche di pesce foraggio,
ideale in inverno, la sera